Approvato il decreto, il governo vara le regole.

Il 30 aprile é stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il decreto legge che raccoglie i provvedimenti e le molte discusse regole sulla privacy relative l’ App Immuni, applicazione pensata per il tracciamento dei contagi nella lotta alla diffusione del Coronavirus. La APP, prevista con l’ inizio della fase 2 e l’inizio dei spostamenti degli italiani, sarà attivata probabilmente entro il 18 maggio.

É una soluzione nata da una sinergia tra il Centro medico Santagostino e Bending Spoons, eccellenza italiana nel campo dello sviluppo di applicazioni. Si potrà scaricare gratuitamente e sarà disponibile per dispositivi Android e IOS in Apple Store e Google play.

Ma vediamo i principali punti relativi la app Immuni, secondo l’ultimo decreto approvato.

Come funziona la APP

La App potrà essere scaricata in forma volontaria (quindi non sará obbligatoria) e non ci saranno sanzioni per chi non la scaricherà.

In maggio sarà principalmente attivata in alcune regioni “pilota” con la prima funzionalità di “contact tracing” e solo nei mesi successivi sará attivata la seconda funzionalità: il diario clinico. Ma cos’é il contact tracing? Significa “tracciare i contatti” e si può definire come il processo di identificazione di alcune informazioni per tracciare i contatti in un raggio d’azione di 2 metri, nel caso di un potenziale contagio di coronavirus. L’obiettivo é isolare ,non tutti indiscriminatamente, ma concentrandosi su chi è davvero potenzialmente o realmente contagiato. Ma come funzionerà?

Lo scopo dell’app è poter ricostruire i contatti di una persona che, ad un certo punto, viene rilevata come positiva al Coronavirus.  Potrá essere utilizzata da chi é stato identificato come caso accertato di coronavirus, ma anche da chi non lo é.

Soprattutto nel primo caso la app risulterà molto utile in quanto permetterà di ricostruire la mappa dei contatti della persona quindi bloccare la diffusione da parte di chi potrebbe essere positivo ma ancora non lo sa. In questo caso un volta che una persona riceve l’esito positivo del tampone, potrà introdurre nella App un codice che gli operatori sanitari gli daranno. Il codice é anonimo e temporaneo e permette di inviare agli utenti che sono stati a contatto con il paziente per un periodo di tempo determinato, una notificazione, avvisandoli di cosa dovranno fare.

Nel secondo caso invece, qualsiasi utente potrà vedere nella App se durante i suoi spostamenti é stato eventualmente a contatto con qualche caso che é stato poi identificato infetto.

Immuni funzionerà grazie alla tecnologia bluetooth Low Energy (BLE): sarà in pratica possibile rilevare la vicinanza tra due smartphone entro un metro evitando la propria geolocalizzazione. Infatti i dati sulla posizione esatta e sugli spostamenti dei cittadini non sono necessari né consigliati ai fini del tracciamento del contagio.

In una seconda fase inoltre l’APP attiverà una seconda funzionalità: un diario clinico con tutte le informazioni del singolo paziente, che dovronno essere aggiornante quotidianamente.

La garanzia del rispetto della sulla privacy

Un tema molto discusso in queste ultime settimane en relazione la App Immuni é stato proprio la garanzia della tutela sulla privacy. Infatti in una emergenza come questa i Governi, nell’attuare misure di contrasto devono tener ben chiaro quali sono i limiti da non superare, per tutelare i propri cittadini. Il GDPR ( general data protection regulation), infatti, consente alle autorità competenti in materia di salute pubblica di trattare dati personali, purché nel rispetto delle condizioni contenute nel testo di legge, sia nazionale che europeo. Si tratta di un trattamento basato su ragioni di sostanziale interesse pubblico. Ma cosa stabilisce il GDPR? Questo consente il trattamento di dati di localizzazione da parte degli operatori esclusivamente quando gli stessi siano resi anonimi o l’interessato abbia prestato specifico consenso al trattamento degli stessi. Ad ogni modo, l’art. 15 della stessa normativa autorizza gli Stati membri a introdurre misure legislative di urgenza a salvaguardia della sicurezza pubblica, che svincolano dai limiti del GDRP, pero’ solo nel caso in cui tali misure siano necessarie, appropriate e proporzionate, in accordo con i diritti fondamentali garantiti dalla Carta dei diritti fondamentali e dalla Convenzione europea sui diritti umani. L’adozione di tali misure ed il relativo trattamento, inoltre, non possono proseguire oltre il tempo strettamente necessario per la gestione dell’emergenza.

Ma come é trattato questo punto in Europa? In Europa esiste già un progetto che soddisfa questi criteri, su cui stanno convergendo Francia e Germania. Si chiama Pepp-Pt (Pan-European Privacy-Preserving Proximity Tracing) è stato messo in piedi da un gruppo di 130 scienziati e 32 aziende e istituti di ricerca di 8 Paesi. Alla luce di questo progetto le principali regole dettate dall’Europa sono: anonimato e niente geolocalizzazione, sì a bluetooth e volontarietà. 

Ma quindi come saranno gestiti i nostri dati nella App?

Gestione dei dati

Immuni gestirà i dati attraverso la decentralizzazione come imposto da Apple e Google. “Non è stato scelto il sistema centralizzato, che manteneva l’identità di tutti i contatti. È stata scelta l’altra soluzione, quella Apple-Google“, ha dichiarato Vittorio Colao nell’intervista al Corriere della Sera. “I contatti stanno solo sui telefonini delle persone. Quando scopro di essere contagiato, sono io che metto dentro un codice, che rilascia una serie di codici alle persone con cui sono entrato in contatto. Tutto avviene in modo anonimo: l’individuo viene informato dal sistema, ma il sistema non sa chi sono i due; la privacy dei due individui è mantenuta. Nessuno conosce l’altro.”

Quindi in relazione alla gestione dei dati, riassumendo nell’ultimo decreto sono state definite le seguenti regole:

  • i dati di prossimità dei dispositivi saranno resi anonimi o, se non è possibile, pseudonimizzati; in ogni caso è esclusa la geolocalizzazione dei singoli utenti
  • possono essere raccolti solo dati necessari ad avvisare altri utenti venuti a contatto con casi positivi al Covid-19 e ad agevolare quindi l’eventuale adozione di misure di assistenza sanitaria
  • dati raccolti non possano essere trattati per finalità diverse da quella indicate, quindi per soli fini di sanità pubblica, profilassi, finalità statistiche o di ricerca scientifica
  • la conservazione dei dati relativi ai contatti, anche nei cellulari, sarà limitata al tempo strettamente necessario, infatti l’utilizzo dell’applicazione e della piattaforma e i trattamenti dei dati personali saranno interrotti nel momento in cui sarà decretata la cessazione dello stato di emergenza e comunque non oltre il 31 dicembre 2020.
  • Quindi entro la medesima data saranno cancellati o resi definitivamente anonimi tutti i dati personali trattati.

Questi quindi i punti principali fissati nel decreto. Ma quali sono le condizioni perché la App possa funzionare? Se vuoi saperne di più seguici nella nostra pagina cliccando qui sotto mi piace, perché ne parleremo nel prossimo post!

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